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EcoTassa sulle auto: il secco "no" di FCA
FCA irrompe nella discussione e minaccia di "rivedere" l'ambizioso piano industriale appena presentato.
13/12/2018

La discussione sulla proposta governativa che prevede l'introduzione di una vera e propria tassa per le auto di nuova immatricolazione che producono un certo numero di grammi di CO2 per chilometro, si arricchisce oggi di un nuovo attore: FCA.

Ma prima di entrare nel merito della posizione del gruppo torinese, ricapitoliamo in breve la proposta del Governo. Si tratta di un "arrotondamento al rialzo", da aggiungere al prezzo delle auto nuove in listino, proporzionale al livello di anidride carbonica prodotta per chilometro. Di contro - presumibilmente con il tesoretto così accumulato - verrebbero elargiti congrui sconti a tutti gli automobilisti desiderosi di piazzare in garage un'auto a basse emissioni inquinanti. Anche in questo caso l'incentivo sarebbe "scalabile" - diventando sempre più vantaggioso acquistando vetture a zero emissioni, leggi quindi elettriche.

Una proposta che, come ha anche commentato l'UNRAE (l'unione che raccoglie le aziende automotive estere in Italia ndr) - suonerebbe come idea quasi lungimirante, ma che di fatto - se così applicata, avrebbe effetti nefasti non solo sul mercato, ma anche sull'indotto. Anche qui, per brevità, si spiega facile: con quale equità si darebbe un incentivo ad automobilisti benestanti con la concreta possibilità di comprare auto ecologicamente corrette - e al contempo si "bastonano" facendo pagare di più chi ha meno e a malapena può permettersi una Panda? Ma a parte quest'ingiustizia, le conseguenze vedrebbero anche un taglio netto alle immatricolazioni con tutto quel che ne deriverebbe in termini occupazionali.

Un sollevamento mediatico che ha già messo in allarme la coppia di Vice Premier - "quello vero" come di consueto in questi casi non è pervenuto. Col primo, Matteo Salvini che ha dichiarato come una proposta del genere non sia "proprio da prendere in considerazione" - e il secondo, Luigi Di Maio che ha commentato la proposta come "modificabile".

E oggi è il giorno di FCA a rompere il silenzio avvertendo che se il provvedimento non sarà modificato - cassando le penalizzazioni, l'azienda sarebbe costretta a rivedere completamente il piano di investimenti da 5 miliardi di Euro, appena presentato e da spendere tutto qui in Italia. Un programma industriale che, ricordiamo, al momento ha messo sul piatto il debutto o restyling di ben 13 modelli - oltre che l'attesissimo debutto dell'ibrido ed elettrico. Un piano "post-Marchionne" davvero ambizioso e che era riuscito addirittura nell'impresa di mettere d'accordo tutti, con tanto di plauso dei Sindacati.

A questo caos ha di nuovo cercato di mettere una pezza il Ministro del Lavoro Di Maio che, dopo la minaccia arrivata dal Responsabile EMEA di FCA, Pietro Gorlier, ha auspicato una soluzione che non danneggi i piani industriali delle aziende.

Come andrà a finire sarà cronaca dei prossimi giorni, ma va dato il merito, prima ad UNRAE e oggi a FCA di aver sbattuto i pugni sul tavolo. Una posizione che dovrebbero prendere anche altre case automobilistiche che forse stan tacendo con l'auspicio che il piano industriale Fiat salti, impedendole di recuperare il terreno perduto negli ultimi anni nel campo delle nuove tecnologie. Ma tattiche a parte ci aspettiamo che alle parole di Gorlier facciano eco quelle dei suoi omologhi di altri brand. Certe volte il dialogo va accantonato coi fatti.